LODOVICO ELLENA, IL CORAGGIO DEL SUONO PSICHEDELICO

Lodovico Ellena è in circolazione (discografica) ormai dal 1986, data dell’esordio dei suoi Effervescent Elephants. Lui, insegnante di storia e filosofia, non aveva ancora trentanni ed era cresciuto a Grateful Dead e Frank Zappa, diventando uno degli interpreti italiani inossidabili di un suono psichedelico magico e distintivo. Sono passati gli anni ed oggi la discografia di Ellena è più o meno riconducibile a trenta album prodotti sotto nomi diversi (il suo, gli EE, gli Assurdi, i Folli di Dio, i Desperados….), indicazioni nominali che stanno a confezionare un mondo culturale, artistico e spirituale a cui il musicista piemontese appartiene. Oggi PsychOut Records ha lanciato in formato ellepì Lodovico Ellena & the Ganesh Blues Band, prodotto psichedelico che era già stato lanciato come Cd alla fine del 2023 e ne approfittiamo per due chiacchere con lo psichedelico piemontese.

Lodovico bentrovato. Questo nuovo album è l’ultimo di una produzione imponente. Ti presenti qui con una nuova formazione, la Ganesh Blues Band, strano coacervo di generi e influenze. Cosa puoi dirci come “carta d’identità” e di presentazione?
ELLENA – La Ganesh Blues Band di per se è un trio con Daniele Boretto alla batteria e Alberto Monti al basso, che però ha lavorato con il contributo di tanti e tanti musicisti amici. I brani inseriti nell’album, che sono tredici, sono un frutto compositivo che prende canzoni scritte in epoche diverse, ma nel suo complesso direi che il prodotto finale è molto vicino ai dischi degli Effervescent Elephants. Ci sono gli anni ‘60, la West Coast, l’India. E poi c’è Syd Barret, a cui è dedicata una canzone Roger…

Che dice “fammi cantare di Roger, come un poeta smarrito, perso nei posti già persi, come un cristallo impazzito”. Era un simbolo? Un poeta? Un genio? Un diamante pazzo?
ELLENA – Qualsiasi cosa possiamo dire, purché non lo dimentichiamo, nel suo “essere molto lontano da noi”. Lui con la sua ricerca infinita di un oltre.

C’è una citazione insolita in Jefferson Airplane Raga, come se l’acid generation incontrasse gli incensi indiani….
ELLENA – Si. E d’altra parte le influenze orientali, condivise tantissimo soprattutto nell’epoca del disco realizzato con Claudio Rocchi nel 2011, sono parte integrante del mio percorso artistico e culturale. In quel brano – come d’altra parte in Abbiamo tutti un raga da piangere – c’era l’esigenza di portare chi ascolta lontano dalle bruttezze del presente. Sono convinto che la musica possa ancora avere questa funzione taumaturgica.

C’è una certa influenza “rocchiana” anche in Coscienza, sia nei testi che nella melodia…. O sbaglio?
ELLENA – Credo di si. Ma abbiamo condiviso così tanti dialoghi e suoni, che credo sia inevitabile.

Mi permetto di dire che forse Feeling, sia il brano capolavoro del disco, un autentico salto nel tempo, un viaggio nei Sixties, che porta sapori di Steppenwolf e di Country Joe…
ELLENA – In realtà Feeling è uno dei primissimi brani degli Effervescent Elephants. Apprezzo che possa arrivare come un brano forte a chi ascolta, anche perché contiene una sintesi estrema di tutte le cose con cui io sono cresciuto, Grateful Dead e Quicksilver, ma anche Miles Davis e Michael Petrucciani. Le radici rimangono ed emergono.

Altro gran brano di questo nuovo disco è Nord, una ballata rock che ha un contributo “esterno” importante..
ELLENA – Si, quello di Fabrizio Cecchi, purtroppo scomparso da non molto. Nord era una sua composizione, su cui ho costruito parole e canto. Sono contento di aver potuto lavorare anche con lui, che aveva una mente musicale apertissima e ricca di autentica e pura creatività.

Come Ganesh Blues Band avete progetti di serate e concerti?
ELLENA – Non in modo strutturato, però suoniamo in giro quando possibile. A sorpresa abbiamo anche suonato in alcune case di riposo e devo dire che abbiamo trovato parecchia attenzione proprio tra gli anziani a cui abbiamo proposto le nostre canzoni…

Hai parlato di Effervescent Elephants: ci sono idee per una reunion?
ELLENA – Ne abbiamo parlato, si, soprattutto dopo la scomparsa di Luigi Barberis. Sarebbe un modo per ricordarlo e per ritrovarci sotto la protezione della sua memoria artistica. Devo anche dire che come band dal 1989 non ci siamo più ritrovati artisticamente, anche se siamo rimasti sempre in contatto.

Oggi esiste ancora la psichedelia musicale? A qualcuno, oltre a te, interessa ancora suonarla, produrla, ascoltarla? esiste ancora?
ELLENA – Non esiste più nel senso degli anni ‘60 e ‘70, quando droghe psichedeliche e cultura off da Huxley a Ginsberg costruivano un mondo alternativo a quello del potere. Ma quei decenni hanno portato riflessioni sulla percezione e sulla coscienza profonda i cui effetti durano ancora oggi. A me interessa ancora quel mondo, sia dal punto di vista culturale che anche neurobiologico. Purtroppo il periodo storico che viviamo è così squallido che quel tipo di indagini rimane marginalizzato.

Come lavori e conduci la tua ricerca artistica?
ELLENA – Ho uno studio in cui registro con una certa continuità. A volte viene fuori qualcosa di buono, anche dei puri brani strumentali che secondo me colgono e muovono qualcosa nella coscienza. La musica psichedelica ti fa entrare in una dimensione particolare sia se la produci che se la ascolti. Alla base di tutto però serve un’attenzione ed un coinvolgimento a cui il nostro tempo non ci educa. Il problema di oggi è la vita come distrazione continua.

Perdona una domanda: ma chi pensi possa ascoltare la tua produzione oggi? Chi ancora può essere interessato ad un discorso musicale che si rivolge alle coscienze?
ELLENA – Sono davvero pochi. Diciamo che è un elite di vecchi in compagnia di pochi giovani. Noi negli anni ‘70 e ‘80 ascoltavamo senza paura di guardare indietro, di scandagliare il passato, oltre che ad ascoltare il presente. I ragazzi di oggi in gran parte crescono ascoltando musica di merda, e questo mi spaventa, perché poi ascoltando cose brutte si cresce generando cose brutte. Però alcuni anni fa, quando ancora insegnavo, ho avuto uno studente, si chiamava Fabrizio, che venne da me dicendo ‘sai prof che io ascolto Gong, Yes e Quicksilver?’. Ecco: magari sono pochi, ma ci sono. Dobbiamo continuare a offrirgli qualcosa che meriti l’ascolto e la partecipazione.

Per finire: nuovi lavori in preparazione?
ELLENA Beh si, c’è un nuovo disco con la Ganesh Blues Band già pronto, e che dovrebbe uscire in primavera. Avrà anche lui in copertina un’opera, credo l’ultima, di Lugi “Vis” Barberis. E sarà come sempre un viaggio psichedelico nei vortici della coscienza.

Nella foto: gli Effervescent Elephants in una recente foto di gruppo

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