
Per circa 25 anni FABRIZIO CECCHI è stato l’interprete italiano più coraggioso di una psichedelia sperimentale che nel nostro Paese è linguaggio di pochi pazzi illuminati. Per intenderci era suo (sotto il nome TRIP HILL) il notevole Takes from Oblivion, che conteneva equamente sapori di kraut rock e panorami westcoastiani.
A pochi mesi dalla scomparsa di Fabrizio esce per Psych Out IL DEMONE SOTTO LA PELLE, raccolta di dieci brani registrati nel 2023 e figli di un mondo musicale insolito, a cui non siamo più abituati e che (anche) per questo ci affascina e ci suggestiona.
Elettronica e percussioni (nella title track), ma anche belle chitarre acustiche ed elettriche (7% Solution) in un contesto di ripetitività magicamente raga. Free Up! e Annabelle’s Mood sono l’accoppiata più suggestiva dell’album con suoni che sarebbero stati perfetti in un sequel di Zabriskie Point.
Non c’è solo la California lisergica in questa nuova produzione, perché Cecchi nel suo studio toscano sperimentava le stimolanti ispirazioni mistiche d’Oriente (come in Gopura e In Dhar), ma il suo viaggio è stato uno pendolo in continuo bilico sui cardini che separano noto ed ignoto, sensazione e certezza, tabla e suoni occidentali, come ben espresso in Made for You ed in Spin, un profondo caos lineare che fa ripensare con stupore agli Amon Duul.
Brano dopo brano, risulta ancora evidente che pensare al “progetto sonoro” di Cecchi porta il pensiero verso la stagione di Rocchi e del primissimo Sorrenti (Isopropyl ne è esempio luminoso), e poi verso Joseph Byrd, agli United States of America ed all’American Metaphysical Circus per vastità ed ipnoticità delle influenze e surrealismo dei risultati. Oppure a certi episodi del kraut rock, tra le sperimentazioni di Florian Fricke e dei Popol Vuh, e quelle di Hubert Bognermayr e degli Eela Craig.
Oggi Fabrizio non c’è più, rimane la sua aurea sonora, che permane a rendere magico il suo percorso terreno. Ed anche il nostro.


