POOH: SARA NEL SOLE

 Prima di parlare di Sara nel Sole (Rotolando Respirando 1977) dovrei parlare di Pierre (Poohlover 1976). Non del tema del testo di Negrini – l’ex compagno di scuola ritrovato in un angolo di strada, travestito – ma della musica di Facchinetti. L’impostazione del refrain ricorda Yesterday dei Beatles, la seconda frase disegna come un cerchio. E poi si decolla.  I Pooh fino al 1976 sono paragonabili a una compagnia di bandiera, ogni canzone è un’avventura. I motivi delle canzoni decollano per rotte sempre diverse. Non bucano mai. Con i testi il navigatore Negrini indica dove va il pilota Facchinetti, che non si schianta su motivi già sentiti, quasi mai ripercorre la stessa tratta. Quasi. Il ritornello del “primo giorno di libertà”, che apre Poohlover ricorda Alle Porte del Sole della Cinguetti. Ma vola e si fa perdonare.Ancor più fa volare il motivo di Pierre che non solo vola ma risolve quella possibile, più triste versione di Yesterday. Le aggiunge un ritornello. La fa decollare. Negrini parla a Pierre – resta quel che sei, tu che puoi – e senza la stessa originalità del refrain ma dignitosa, improvvisamente luminosa, la melodia si alza, descrive una parabola, una svolta possibile che non è la più bella musica del mondo ma assomiglia alla speranza. 

PIERRE
(Facchinetti – Negrini)
Penso a te dai tempi della scuola con noi
Sottile pallido un po’ perso, tu già da noi così diverso, triste
Penso a te ricordo si rideva tra noi
Di quel tuo viso di bambina, di quella tua dolcezza strana, triste
Pierre ti ho rivisto questa sera e tu, tu abbassi gli occhi ti nascondi e poi te ne vai
Scusami se ti ho riconosciuto però sotto il trucco gli occhi sono i tuoi
Non ti arrendi a un corpo che non vuoi, senti
Pierre sono grande l’ho capito sai
Io ti rispetto resta quel che sei
Tu che puoi.
 

Sara nel sole è la prima di Rotolando Respirando e il navigatore satellitare Negrini ripete nel testo: è primavera. Attenzione al particolare. In apparenza, si descrive una quindicenne di periferia che marina la scuola e scopre l’amore con un cronista-tronista di una radio libera. Poi c’è una seconda traccia. Sorvoliamo il più difficile degli anni Settanta, il 1977: le Brigate rosse, la P38. Un’Italia che canta altrove da Sanremo, dalle radio a onde corte. Molte prime in scaletta dei Pooh quegli anni si aprono con una schitarrata di Dodi Battaglia. L’entrata di Sara nel sole l’ho sentita quasi uguale accompagnare una pubblicità della Mazda di cinque anni fa. Poi entrava una vocalist e quella voce mi lasciava solo con il mio ricordo di una canzone solare, che i Pooh non ripropongono più ai concerti. E’ singolare, il motivo. Al primo ascolto delude, pare ripetitivo, il testo prolisso. La fantasia di Facchinetti pare dire non ne ho per sempre. Il punto critico è il ritornello. La melodia cresce, prova il decollo, il “sorriso scalda le parole” e poi… le ali si sciolgono, non si vola, si ricomincia. Altre volte i Pooh decolleranno ma questa “mancanza” si avverte e una sorta di verginità è persa.Non è stata persa allora. E’ stato dopo. Ascoltata varie volte è bellissima, quel ritornello è indispensabile. Perché non parla di una ragazza ma suona la primavera, si apre come la primavera. E si ferma a mezz’aria prima che arrivi l’estate. 

SARA NEL SOLE

(Facchinetti – Negrini)
Sara da sei mesi va in città la mattina presto prende il treno
Tra i libri il diario il finestrino nasce il sole forte del mattino
E si affolla la gente nei bar mentre il cielo è sereno
Sale in cattedra l’età per andare a Milano
Sara ha quindici anni e dietro lei scorre un vecchio film in bianco e nero
Né provincia né periferia: tutto un mondo da buttare via
E la scuola non vale di più meglio starsene in giro
La stazione e i suoi treni dal sud Sara è un frutto maturo
Sara respira tra l’asfalto e il cielo è primavera e nessuno se n’è accorto ancora
Sara nel sole con il sorriso scalda le parole di un ragazzo pallido e gentile
Il ragazzo graffia la città da una radio libera del  centro
Per un suo linguaggio un po’ speciale già due volte gli hanno fatto male
La stazione è la casa di chi non ha niente da fare
E una madre comincia così a parlarle d’amore
Sara respira, ai confini attenti!
È’ primavera, questo incontro è un sogno e un’avventura
Sara s’è accesa e un coraggio strano l’ha sorpresa, la sua pelle ha voglia di qualcosa.

Mauro Miserendino

 

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